Hound non è di certo un cane da salotto, in inglese significa “segugio” e la ricerca è la sua*ragione di essere. Inoltre potrebbe anche diventare*la*nuova applicazione di ricerca vocale per eccellenza,*progettata inizialmente nell’universo Android, ma con la prospettiva di sbarcare anche*su iOS, dallo stesso team che ha lavorato su*SoundHound, noto ai più come la migliore*alternativa […]
Hound non è di certo un cane da salotto, in inglese significa “segugio” e la ricerca è la sua*ragione di essere.
Inoltre potrebbe anche diventare*la*nuova applicazione di ricerca vocale per eccellenza,*progettata inizialmente nell’universo Android, ma con la prospettiva di sbarcare anche*su iOS, dallo stesso team che ha lavorato su*[Contenuto visibile solo agli utenti Registrati], noto ai più come la migliore*alternativa a Shazam.

I primissimi*esperimenti sul linguaggio naturale condotti dal team di*SoundHound risalgono a ben prima dello sviluppo del’app di riconoscimento musicale e alla*messa in commercio degli smartphone, ma il fondatore di*SoundHound, Keyvan Mohajer, ha*riconosciuto, parlandone con*Wired, che, se Hound è stato progettato per portare a termine le*ricerche i tempi inferiori a quelli impiegati dalle applicazioni concorrenti, lo si deve proprio grazie*alle*esperienze accumulate*dalla ricerca sul riconoscimento musicale in questi ultimi anni.
Martedi 2 giugno è stata lanciata una versione beta per Android sul Google Play Store con*l’intento di farlo diventare l’ideale assistente di navigazione per le ricerche più varie. Gli*sviluppatori potranno integrare la tecnologia di ricerca di Hound nelle loro applicazione grazie al*rilascio di un’API dedicata.
Lo scaricamento sul Google Play Store non*avviene*automaticamente, ma occorre compilare un form di richiesta e solo se ci si collega a [Contenuto visibile solo agli utenti Registrati]*dagli USA o tramite un IP*americano.
Diversamente da altri assistenti come*Siri, Google Now e*Cortana, Hound impiegherebbe*un sistema di riconoscimento vocale molto più*sofisticato, capace di integrare nello stesso procedimento sia la fase di riconoscimento vocale sia quella semantica, in una maniera molto simile a quella usata dal cervello umano.

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In questo modo l’applicazione può “capire” il parlante, eliminando i tempi morti di attesa, iniziando la ricerca fin da quando è stato espresso l’argomento generale dell’enunciato e restringendo gli ambiti della ricerca nella misura in cui vengono aggiunti nuovi elementi.
Si tratta del cosiddetto*speech to meaning, contrapposto al classico speech to text universalmente*usato finora.
Anche nel campo delle partnership Hound sembra avvantaggiarsi rispetto alla concorrenza. Pare infatti che, rispetto ai 22 domini di ricerca a cui può accedere Siri, Hound ne possa accedere fino a 50. Questa particolarità lo rende capace*di effettuare ricerche sempre più complesse.
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