Se si digita iWatch nel motore di ricerca di Google il primo risultato è sempre un rimando alla pagina dell’Apple Store dove è venduto l’Apple Watch. Apple paga a Google per la pubblicità e così facendo non perde dei potenziali clienti che abbiano ricercato il nome sbagliato del prodotto.

iWatch avrmagazine

Tuttavia il nome iWatch non appartiene affatto ad Apple, ma a una piccola azienda di sviluppo software con sede a Dublino, ma di proprietà italiana, Probendi. L’azienda detiene di fatto il marchio registrato per tutta l’Europa, come si può anche evincere dal messaggio che appare in bella evidenza nella home page del suo sito probendi.ie.

Il 26 giugno scorso Probendi ha convocato Apple in giudizio presso la sezione del tribunale di Milano specializzata in proprietà intellettuale con l’accusa di avere violato i suoi diritti di esclusiva sul marchio registrato iWatch.

Secondo il documento prodotto dai legali di Probendi “Apple ha sistematicamente utilizzato la parola iWatch sul motore di ricerca di Google per ridirigere verso il suo stesso sito internet gli utenti, pubblicizzando Apple Watch”.

iWatch Probendi

Nel corso di diversi anni, molte aziende come American Airlines, Geico e Rosetta Stone hanno tentato di rivalersi davanti alla legge su Google o i suoi inserzionisti i merito a violazioni della proprietà intellettuale di un marchio o di un prodotto, quasi sempre senza successo.

La politica di Google in merito ai propri servizi pubblicitari è quella di valutare caso per caso i reclami inerenti ai marchi registrati riservandosi di esercitare alcune restrizioni. Uno degli avvocati di Probendi, Giacomo Bonelli, ha dichiarato “Apple non ha mai risposto alle nostre richieste e alle nostre obiezioni, mentre Google ha detto di non ritenersi responsabile per l’utilizzo dei collegamenti da parte degli inserzionisti.”

Apple Watch avrmagazine

Nel caso specifico di iWatch tanto Apple quanto Google hanno deciso di non commentare la notizia con la stampa. Daniele Di Salvo, uno dei soci di Probendi, ha dichiarato a Bloomberg che già l’anno scorso la sua azienda aveva ammonito Apple di non utilizzare il nome di iWatch.

Inoltre Di Salvo ha aggiunto che la sua azienda stava sviluppando un proprio progetto di smartwatch, molto più economico dell’Apple Watch, che avrebbe utilizzato il software di Android Wear e si sarebbe appunto dovuto chiamare iWatch.

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Secondo l’imprenditore il progetto sarebbe attualmente in fase di stand by. Secondo due fonti informate sui fatti che non hanno voluto rendere pubblica la propria identità, un audit commissionato da Probendi e condotto da Barzanò & Zanardo, agenzia specializzata in controversie sul copyright, ha stimato il valore del marchio registrato di iWatch in 87 milioni di euro.

Nel 2012 in Cina Apple pagò 6o milioni di dollari per risolvere una controversia inerente al marchio registrato dell’iPad. La prima udienza del caso P contro Apple è stata fissata per l’11 novembre prossimo.