Brillo è un nuovo sistema operativo progettato da Google appositamente per la gestione dell’Internet delle Cose, completamente al di fuori della divisione domotica di Google Nest. La notizia è stata diffusa inizialmente giovedì 21 maggio dalla rivista di business tecnologico The Information e ribadita poco dopo da Fortune, da cui è anche stato confermato che Brillo, pur non facendo parte della divisione di Nest, lavorera con i dispositivi di Nest, come il termostato, il rilevatore di fumo e le telecamere di sicurezza Dropcam.

Brillo OS di Google per l'IoT

Brillo OS di Google per l’IoT

Il lancio di Brillo è previsto per il prossima conferenza Google I/O di San Francisco che si aprirà il 28 maggio prossimo. Questi sistemi operativi sono progettati per essere molto leggeri e consumare poca memoria così da poter essere utilizzati su chip che controllano, ad esempio, uno sblocco automatico o persino di un sensore connesso in rete. Il segmento dei cosiddetti “sistemi operanti in tempo reale” (RTOS) è piuttosto frammentato e la maggior parte di essi sono guidati da un chip già dotato di RTOS.

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Ad ogni modo, la possibilità di controllare maggiormente il complesso dei processi tecnologici usati dagli sviluppatori che progettano i dispositivi domotici interconnessi in rete darebbe un grosso vantaggio a Google o a qualsiasi altra azienda intenzionata a implementare i propri RTOS.

La correlazione fra hardware e software è fondamentale per il controllo di parametri chiave come accesso alla memoria o sicurezza, e quest’ultima è un elemento basilare nello sviluppo dell’internet delle cose. Questa è una lezione che Google ha probabilmente imparato da Apple. Google non è la sola azienda ad essersi accorta della frammentazione del mercato e a voler cavalcare l’onda.

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Con il recente annuncio di LiteOS da parte di Huawei o il lancio del chip Artik di Samsung per l’Internet delle Cose si mettono in evidenza due importanti competitori di Google, anche se i chip usati da Samsung in realtà si appoggiano sul Nucleus OS di Mentor Graphics.

Sorprendentemente, finora, Samsung non ha cercato di spingere Tizen, il proprio sistema operativo per l’Internet delle Cose, nonostante il fatto che già controlli le smart tv della casa coreana. Questo indica che probabilmente Samsung non è ancora pronta a competere con Google a livello di software se ha deciso di lanciare il chip Artik.

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Anche ARM, azienda progettista del chip, sta cercando di mettere insieme una serie di mini sistemi operativi attorno al proprio OS, integrato nel chip, che peraltro non è ancora a disposizione degli sviluppatori. Ci sono ancora altri sistemi operativi per l’Internet delle Cose come Contiki e molti sistemi proprietari di aziende produttrici di chip.

Il progetto di Google, quindi, è molto sensato: con l’Internet delle Cose ci sono tantissimi sviluppatori nel mondo del web e del mobile che finora si sforzano d’implementare spettacolari dispositivi con sistemi operativi progettati originariamente per far funzionare forni a microonde. Sarebbe come se oggi gli adolescenti dovessero comunicare fra loro formando numeri su dischi combinatori di telefoni analogici.